
Clizia appena sveglia... l'ha truccata la fatina del sonno?!
Mentre i francesi avevano Sophie Marceau e Il tempo delle mele, gli americani si sollazzavano con Molly Ringwald e tutta l’allegra brigata del brat pack, noi avevamo Clizia Gurrado e Sposerò Simon Le Bon.
Anche se le commari in quegli anni erano ancora in fasce, si sono poi sorbite i film adolescenziali degli anni ‘80 negli afosi e inutili pomeriggi estivi dell’ultimo decennio del ‘900, quelli in cui non sapevi che fare e allora “Ma sì, vediamo che c’è su Italia1″. Se ti andava male beccavi qualche film di Jerry Calà, se eri fortunata sognavi con Molly e i suoi amici, oppure, almeno una volta sarà capitato a tutti, ti fermavi a guardare questa pellicola italiana dell’86, criticata da molti ma divenuta ormai un cult per chi è stato adolescente negli anni ‘80-’90.
Parliamo appunto di Sposerò Simon Le Bon, un film che offre molti spunti. Il senso principale del racconto era: “Quanto sono belle le mie Timberland!” Sì, proprio così, perché ogni paninaro che si rispetti (ecco l’altro tema-chiave) portava quelle scarpe lì, con il Moncler e la t-shirt Naj Oleari. I paninari non sono assolutamente da sottovalutare, altrimenti i Pet Shop Boys non avrebbero dedicato loro una canzone. Un movimento che ha reso famosi (?!) i ragazzi milanesi nel mondo!!! Il film è tratto da un libro di un’adolescente, tale Clizia Gurrado, che dà il nome alla protagonista interpretata da Barbara Blanc ed è esilarante la scena del risveglio di lei, che sogna il suo idolo sull’altare (senza mai riuscire a sposarlo) e quando suona la sveglia è già truccata come se stesse per andare a fare un servizio fotografico, con tanto di lucidalabbra, ombretto, rimmel e tutti i crismi. Una recitazione da dilettante, come il resto del cast, costituito in buona parte da figli di papà: Luca Lionello (figlio di Oreste), Gianmarco Tognazzi (figlio di Ugo), e poi lei, l’amata/odiata Giuppy Izzo che ancora si faceva chiamare Federica (ma come si passa da Federica a Giuppy? Qualcuno ce lo spieghi, noi pensavamo si chiamasse Giuseppa). Una commare suggerisce che sarebbe stato meglio se la carriera di Giuppy fosse finita lì (ok le piaceva quando doppiava Gilmore Girls, ma le ha rovinato Grey’s Anatomy) l’altra, sebbene si sforzi di sopportarla quando doppia Meredith o la pubblicità della Tim, un po’ le è affezionata in quanto voce di Bridget Jones. La convinzione delle commari è che in questo film ci sia in nuce il “moccismo”… Sì perché Federico Moccia in quegli anni era poco più che ventenne e cominciava a pensare a Tre metri sopra il cielo, e poi, da dove altro può aver preso i ridicoli nomi per i suoi personaggi? Infatti Lionello si chiamava Alex come Raoul Bova in Scusa ecc ecc, il nome del personaggio di Tognazzi invece era Cody (Cody?!?!?!?), che comunque fa cagare meno di Step (Step?!?!?!?!?!?!?!). A un Moccia o ancora peggio a una Melissa P noi continuiamo a preferire la cara Clizia, che non si sa bene cosa faccia oggi, qualcuno dice che scrive ricette per gatti (e questo fa di lei il nostro idolo…). A questo punto lanceremmo anche un appello: se qualcuno sa cosa fa la signora Gurrado, ce lo dica, siamo curiose, vogliamo almeno sapere, alla fine, chi diavolo ha sposato!!!
Per i nostalgici, qualche scena del film
Fanaticamente vostre,
Maria Clizia e Maria Giuppy
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Clizia: «Non ho sposato Simon Le Bon…»
Tra le fan più accanite, la milanese Clizia Gurrado è passata alla storia per un libro, Sposerò Simon Le Bon, in cui raccontava il suo sogno di sedicenne: sposare il cantante dei Duran Duran. Era il 1986, il libro fu un caso e divenne un film. Oggi quella ragazzina ha 34 anni e guida un service editoriale: «Passavo ore davanti alla tv ad aspettare i video dei Duran con le amiche. La mia vera pazzia? Il libro. Era nato come diario di classe, poi un giorno l’ ho lasciato nella portineria di un editore dietro al mio liceo, il Berchet… Ma io da brava teenager, dopo 6 mesi, avevo già cambiato idolo. Del resto poi si cresce, la vita va avanti. Quando oggi vedo una ragazzina che impazzisce per un cantante la capisco, ma se un giorno mia figlia mi chiedesse di andare chissà dove per seguire un personaggio famoso le risponderei di no». (r.ol.)