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Michael Fassbender, il compare “Gesù Cristo”

5 ott

Da settembre non si parla altro che di lui, quest’uomo sceso in terra come un Messia per salvare le donne dalla dannazione eterna. Parliamo di quel gran figo, di quella dimostrazione dell’esistenza che è Michael Fassbender. Già perché al pari di Eric Bana ci ha fatto come dire sbarellare, impazzire… perdere le staffe… e soprattutto riavvicinarci alla fede. Quello che sembrava impossibile per le due commari è successo, grazie a Michael abbiamo una nuova rinvigorita fede… Nel senso che per noi è Gesù Cristo, in una mitica trinità rivisitata che da domani Porcopolitan ci invidierà che vede Eric Bana vestire i panni di Dio (non sappiamo più come dirvelo, noi di australiana non ci siamo mai guarite), come moderna colomba volatile ecco lo Spirito “James” Franco e infine lui, l’uomo che siede alla destra di Eric Bana – e nella nostra religione politeista a volte può anche usurpargli il trono: Michael Fassbender. Visto che ancora non ve l’abbiamo mostrato, eccolo:

Michael avvolto in una paradisiaca nube

Nato a Heidelberg nel 1977, si trasferisce giovanissimo in Irlanda il paese di origine della madre e qui passa le sue serate come noi a guardare serie televisive americane, come dice lui stesso in un paio di interviste:

Nonostante abbia interpretato Magneto, crede di essere Superman e in qui canta la sigla di Super Ralph maxi-eroe


e addirittura condivide con una delle commari l’idea sulla confessione. Dai video ritorniamo ai cari vecchi file jpeg:

in bianco e nero

Bello anche se indossa capi Hogan

Qui inizia a recitare praticamente subito perché a suo dire non era bravo a nient’altro, chiaramente non gli crediamo…visto che in quanto santificato lui può tutto. In patria – chiaramente l’Irlanda lo si può vedere in un vecchio spot della Guinness – in cui mette in atto la sua divinità attraversando a nuoto l’Atlantico


Si fa conoscere al pubblico per aver interpretato le ultime settimane di vita di Bobby Sands in Hunger, diretto da Steve McQueen. Per questo film si è nutrito di sole sardine e badate che le odia. McQueen l’ha poi diretto in Shame film capolavoro in cui interpreta un erotomane (sì, un pipparolo all’ennesima potenza) uno dei personaggi più soli che il mondo abbia mai concepito. La commare l’ha visto e ha perso il conto dei nudi frontali del caro Fassbender. Non solo in A Dangerous Method interpreta Carl Gustav Jung e sculaccia come si deve Keira Knightley, e credeteci non invidiavamo così tanto la Knightley da quanto stava con Jamie Dornan! Eccovi il trailer:


Per capirci, ecco l’effetto che fa alle donne


e agli oggetti metallici

ha anche un effetto deleterio sui nazisti e sulle eroine dei libri dell’800:

Se non vi abbiamo convinto con tutto questo sappiate che sa anche ballare e cantare!

qui in compagnia con l’altro futuro compare James McAvoy

Se tutto questo non vi fosse bastato, sappiate che anche dannatamente bravo a recitare.

Perché è il compare Gesù Cristo: oltre alla sua presenza ossessivo compulsiva in tutti i media del mondo… Fassbender è anche un buontempone, è un gran bravo attore (lo so a vederlo così sembra essere quasi che si tratti di una falsità, invece no!). A vederlo meglio poi è talmente perfetto che l’unica espressione possibile è chiamarlo con il suo vero nome: (oh) Gesù!

Fassbenderiane anonime,

Sinceramente vostre

Maria Gesualda e Maria Michaela

Eric Bana, il compare “TROPPA ROBBA”

29 mar

Le Commari si sa non sono mai d’accordo, quindi se qualche volta succede che siamo d’accordo va celebrato. Uno come Eric Bana non mette d’accordo solo noi, ma metterebbe d’accordo anche tutte le fazioni della sinistra italiana, israeliani e palestinesi e chi ne ha più ne metta anche perché di fronte a TANTA ROBBA, come si fa a non perdere la testa. Eric Bana è talmente TROPPA ROBBA che secondo noi andrebbe santificato, sì santifica il compare anima mia

Eric Bana è talmente bono che dopo aver fatto ridere e commuovere la sua lontana Australia (prima era noto per i suoi stand-up, poi ha interpretato un serial killer) è diventato famoso anche da noi grazie alla sua interpretazione di Ettore. E se poco poco odiavamo dai tempi delle medie il pelide Achille e la sua ira, ecco che da quando abbiamo visto Troy siamo diventate tutte Andromaca. Dopo Troy, è giunto Munich in cui Eric dà il meglio di sé… come possiamo vedere qui sotto….

Senza parole, ma Eric Bana ci lascia sempre così… C’è tanta robba in quest’uomo da far sembrare anche sexy uno con la gotta, sì parliamo di Enrico VIII interpretato da lui ovviamente in modo… divino, tanto da far fare pace alla chiesa anglicana e quella cattolica, con un Tanta Robba così il Concilio di Trento ce lo sognavamo:

Eric diventa Henry VIII

Eric si presta anche ad altre grandi cose, tipo imitazioni di colleghi di set, come Orlando Bloom:

Ma quest’uomo, grazie al quale abbiamo capito anche le assurde regole del Texas Hold’em, ci regala ogni tipo di soddisfazione, e vorremmo incontrarlo all’altare come una Claire Abshire e dirgli sempre e solo di sì:

Eric all'altare

Ed ecco altre foto della troppezza di Bana:

Eric Troppa Roba Bana #1

Eric Troppissima Roba

E poi perché quest’uomo è uno tosto, come testimonia il trailer del suo prossimo film Hanna:

Se con tutto ciò non vi abbiamo convinto della vicinanza a Dio di Eric Bana, beh… cambiate religione voi e il vostro Pattinson del piffero!

Ci piace perché: Non è un Brad Pitt qualsiasi e poi perché nonostante ci sia così tanta robba in Bana non ci stancheremo mai di lui. Non ci resta che dire: SANTO SUBITO. È talmente Bana da far passare anche in secondo piano, il compare ante litteram Hugh Jackman.

Tautologicamente vostra,

Maria Erica

P.S. Se anche voi siete affette dall’australiana, leggete cosa fare in caso di emergenza

P.P.S. Prima di ricevere insulti di puristi della lingua italiana, sappiate che siamo già al corrente che roba si scrive con una sola b, ma per Bana si può anche distruggere la lingua italiana.

Il compare peacekeeper: Pio Marmaï

25 nov

Commari di tutto il mondo unitevi a noi e al nostro amore per quest’uomo di infinita beltà. Da tempo non eleggevamo un compare che ci mettesse così platealmente d’accordo e che ci mettesse – vuoi anche per quel suo nome che profuma di rosa – in pace con noi stesse. Già perché anche se non sembra dietro ogni elezione di ogni compare sono volati insulti, beghe da condominio fino a oggi, quando io e la bradipina senza battere ciglio abbiamo deciso di eleggere a compare l’attore francese Pio Marmaï. Nato a Strasburgo il 13 luglio del 1984, per diventare attore ha seguito vari corsi anche in Italia (anzi utente della rete, tu che forse hai mangiato una piadina con il nostro Pio, sappi che questo post è anche per te)  e il conservatorio di Créteil e poi ha concluso il tutto alla Scuola d’arte drammatica di Saint-Étienne, come dire in Francia non è così semplice diventare attore come nel nostro paesello… Del genere se un Luca Argentero qualunque solo con una presenza nella casa del Grande Fratello diventa attore, in Francia la situazione è ben diversa. Ma torniamo al nostro Pio, fra un film e l’altro ha anche il tempo di fondare con un gruppo di amici una compagnia teatrale dal nome altisonante Quincaillerie Moderne, come a dire soprammobile moderno… una sorta di gattino giapponese che abbassa la mano. Nel sito potete anche trovare l’email del bell’uomo, ma vi lasciamo fare le Miriam Tomponzi di turno. Recita in qualche pièce teatrale e poi al cinema in Didine fino a quando non entra a far parte del cast di uno dei maggiori film della scorsa stagione cinematografica francese: Le premier jour du reste de ta vie, dove il nostro Pio convola a nozze con immancabile vestito bianco kitsch, film che gli è valso anche la nomination a miglior attore rivelazione al César, il premio gli è l’ha soffiato il “fratello” Raph. Dopo questo film se è possibile si fa amare ancora di più e sposa la legge che amiamo di più. E per farsi amare ancora di più recita in una serie dedicata agli anni ’80! Il popolo di faccialibro ha già la risposta ai nostri patemi: il mitico gruppo “Pio Marmaï, will you marry me?”. Fra gli iscritti manco a dirlo c’è proprio lui! Ecco a voi qualche foto e qualche video di Pio:

Pio vérsion blanche et noir

Pio perplesso

Pio in camicia di flanella

Il trailer di Le premier jour du reste de ta vie

Una scena dal film

E un’intervista per il lancio di La loi de Murphy

Perché è il compare peacekeeping? Perché con la sua beltà mette d’accordo tutte e poi scusate, ma vi chiedete anche il perché???

Sentitamente vostra,

Maria Pia

Il compare che non deve chiedere mai: Don Draper

20 set

Donne, credeteci: ognuna di noi dovrebbe avere un Don Draper. Perché Don è un eroe, perché Don è perennemente vestito come si deve, perché come Gigen non esce di casa senza il suo borsalino, perché anche quando si toglie la divisa da lavoro indossa comunque un pigiama Frette e se non è Frette non è sicuramente Gap. Ma chi è Don Draper? Don è il personaggio principale di quell’opera d’arte del piccolo schermo chiamata Mad Men. Ambientata negli anni ’60 a Manhattan, Mad Men è veramente una delle migliori serie mai scritte, non solo perché ricrea fedelmente la vita, il lavoro, il modo di pensare, gli abiti e l’aria dei ruggenti anni ’60. Siamo in un’agenzia di pubblicità di fama, la Sterling Cooper, il cui capo è uno strano vecchino fissato con l’orientale (Cooper), mentre l’altro è esaltato dal triangolino (Sterling), fra i due si inserisce LUI, il Don Draper, l’uomo che tutti vorrebbero essere e l’uomo che tutte le donne vorrebbero avere nel proprio letto, tutte tranne la commare ad honorem Betty Draper, la sua bellissima moglie. Don, interpretato dal tronco di pines di Jon Hamm, non è solo bello ma è anche incredibilmente bravo nel suo lavoro, l’uomo a cui si devono tutti, ma dico tutti i contratti migliori. E poi vederlo fasciato sempre in quei completini eleganti, in quei gessati, con quell’aria misteriosa, sorseggiando il suo cocktail, fumando il suo sigaro…Donne credeteci… tutte dovrebbero avere un DON DRAPER. Don è talmente figo che è anche candidato agli Emmy e mica solo una volta…. Ecco un video e degli scatti per conoscerlo meglio

Don recita un poema di Frank O’Hara

Don e il borsalino, inscindibili

Don e il borsalino, inscindibili

Don e il suo sigaro

Don e il suo sigaro

Sentitamente vostra,
Maria Peggy (Olson)

Il compare agli antipodi: David Lyons a.k.a. Dr. Brenner

10 giu

Per anni ho seguito ER subendo l’idiota che ti raccontava lo spoiler, la notizia trapelata da qualche sito o da qualche video visto per sbaglio su internet. Per ben 15 anni ho atteso, come si fa con l’estate, la messa in onda di una delle mie serie preferite di sempre fino a quando, proprio come un fulmine a ciel sereno ecco arrivare il recurring che non ti aspetti. Dicesi recurring, il personaggio di una serie che magari si fa al massimo una o due stagioni, fino a quando se gli va di chiulo arriva allo status di starring, ora ER di recurring ne avrà avuti qualcosa come un migliaio, ma mai nessuno bello come lui. Lui è David Lyons ed è talmente bello che non solo lo comparizziamo, ma ha anche rovinato la quindicesima (e ultima) stagione di ER alla sottoscritta. Lyons interpreta un dottore australiano Simon Brenner che diciamolo all’inizio sta un  po’ sulle balls a tutti. Un po’ perché nipote di Anspaugh e chi ama ER odia Anspaugh, un po’ perché è un fimminaru incallito, tipo ha mille donne di cui non ricorda la mattina dopo neanche il nome. Uno così diciamolo lo ami e lo odi… Ma c’è voluto poco che il bel dottorino è passato da uno stato di “sì bello, ma che infame” a causarci svenimenti e abbassamenti di pressione. Di Lyons sappiamo ben poco, si sa che è australiano, è nato nel 1976, in patria ha recitato in una serie di successo, una sorta di Gente di mare versione australiana (che la commare si è ammollata senza sottotitolo alcuno capendone il 40%) della serie noi abbiamo quel buddace di Lorenzo Crespi, in Australia hanno uno così… medidate, meditate… Lyons ha fatto un film e la tv astelleestriscie – che si sa ha l’occhio lungo – lo ha già coaptato per una serie copia di Lost, ma che ceeee frega, basta che rivediamo quei suoi riccioli d’oro, quel suo sorrisino, quella sua voce roca che ha fatto capitolare a sé la sedicenne più vecchia al mondo, al secolo Neela Rasgotr(oi)a, che ha recitato nel film che l’ha resa famosa la parte di una sedicenne quando ha avuto il prepensionamento. L’idiota è talmente idiota che in ER l’ha lasciato. Sta maledetta, ma come si fa? Poi cioè voglio dire lui ti dona Venezia e tu ti metti con uno zoppo (Ray deve morire)? Dicevamo si sa ben poco di Lyons, sappiamo però che è stato l’effetto scatenante dell’australiana. Sappiamo, invece, molto di più di Brenner, sappiamo che sua madre era una baldracca, che è stato vittima di un pedofilo, che indossa solo cravatte fighissime, che gioca a rugby, che ha un cuore grande cosìììììììììììììììì! Vabbè bando alle ciancie ed ecco a voi il compare agli antipodi. Ah, in pieno delirio causa influenza australe, ci siamo dimenticate perché l’abbiamo eletto compare agli antipodi. Aiuto, Dottore, chiami un dottore!!!!

Brenner in versione drammatica

Brenner in versione romantica

Brenner e basta

Brenner e basta

 

Cosa c'è di più bello di David Lyons all'imbrunire?

Cosa c'è di più bello di David Lyons all'imbrunire?

Perché è il compare della settimana? Perché è una versione intrepida del Dr. Carter, perché è quello che Malucci sognava di essere, perché è quello che sarebbe stato Ciccio se solo avesse avuto i capelli e un accento australiano, perché solo lui può sostituire il Dr. Ross nei nostri cuori e si mangia in un sol boccone quella zecca schifosa di Stranamore.

Infermamente vostra,

Maria Simona (Fuffolo)

Il compare con il broncio: Louis Garrel

19 apr

Seguendo a ruota il post dell’altra commare, questa volta con il suo placet, eccomi a eleggere l’ennesimo compare francese, signore care questa volta si tratta di Louis Garrel. Come dire un predestinato, figlio di un regista engangé e dell’attrice Brigitte Sy, e come se non bastasse anche il nonno del piccolo Louis è un attore. Se tutto questo pedigree vi ha messo un tarlo nell’orecchio, pensate che a battezzare il pupetto è un mito de la fille de poche, il sempre stupendo e inconfondibilmente triste Jean-Pierre “Antoine Doinel” Léaud.  Louis nasce a Parigi il 14 giugno del 1983 e questo lo rende più piccolo della fille e della bradi. Inizia a recitare quando ancora io avevo cinque anni e anche lui, visto e considerato che siamo coetanei. Con qualche piccola differenza, mentre fra i miei avi posso orgogliosamente elencare una donna che zappava la terra e sono nata e cresciuta a Reggio Calabria, quest’uomo vanta fra i suoi avi cineasti da generazioni ed è cresciuto nel quartiere latino di Parigi. Lo stesso quartiere del maggio francese e dove probabilmente il generale Jarjayes non avrebbe mai mandato Lady Oscar a fare delle commissioni. Mentre io ho frequentato una scuola sgangherata, senza porte, palestre e strutture, il bel Louis frequentava un liceo (ovviamente) figo della città delle mille luci, lo stesso di Simone de Beauvoir, Louise Bourgeois, Jean Cocteau e per abbassare un po’ livello Charlotte Casiraghi. Nel 2002, mentre io mi lattariavo per gli esami di psicologia cognitiva, quest’uomo recita nel film della svolta, il primo di una lunga serie sul maggio ’68, The Dreamers di (inchino) Bernardo Bertolucci. In cui assieme alla sorella Eva Green (ok sorella di finzione, ma non è difficile sapere che mestiere abbia scelto di fare Esther, la sorella di Louis),  si mette in casa Michael Pitt, dopo averlo raccolto a una proiezione della Cinémathèque.  Due anni più tardi eccolo di nuovo a reinterpretare lo stesso periodo diretto dal padre, ne Les Amants Réguliers un film di tre ore in bianco e nero con sole venti pagine di copione. Attratta dalle critiche e dal titolo, la fille piccola studentessa di francese di livello A1 decise di affittarlo, non l’avesse mai fatto. Il film non sottotitolato l’ha quasi uccisa e da quel momento sogna di avere lo stesso taglio di capelli di Clotilde Hesme. Dopo questo e anche natural durante diviene l’attore feticcio di Christophe Honoré, ed ecco che ha come madre (e che madre) Isabelle Huppert, come fratello Romain Duris, è protagonista del più classico ménage à trois, o anche à quatre nello stupendo Les Chansons d’Amour e poi eccolo professore d’italiano, sì professore d’italiano in La Belle Personne mentre rende bella e poetica anche la canzone dal testo più idiota del mondo: Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, oltre che scopri che puoi avere mille  Franco Battiato o De André, ma quello che varca i confini dello stivale e viene etichettato come vera musica italiana sono queste kistcherie. Nel rimandarvi al sito ufficiale del bel Louis e ricordarvi che dal 2002 è fidanzato con Valeria Bruni Tedeschi vi lasciamo a uno splendido video che lo ritrae alle prese con canzoni kitsch e situazioni umilianti.

Louis versione prof

Louis versione prof

Louis tout simplement

Louis tout simplement

Perché il compare della settimana? Perché con quel broncio, con quell’aria perennemente incavolata, per quel suo neologismo (che vuol dire mignoni) e perché solo lui poteva dare un senso a una canzone cheesy dei Ricchi e Poveri.

Mignonamente vostra,

Maria Anna

La guerra dei compari: Matteo Bordone vs Ali Baddou

5 apr

bordonevsbaddou
Le Commari non sono sempre d’accordo su chi eleggere compare. Spesso litigano per ore e alla fine non scrivono nulla. Questa volta, invece di picchiarsi virtualmente, tirarsi i capelli e sputarsi addosso reciprocamente, si son dette “patti chiari, amicizia lunga: a ognuna il suo compare e chi leggerà voterà.
Riassumendo: il compare della settimana per bradipina è Matteo Bordone, qui potete leggere perché e, se vi convince, votate per lui nel sondaggio qui sotto. la fille de poche ha scelto per l’ennesima volta un compare francese, Ali Baddou, qui vi spiega il motivo e se lo preferite votatelo.
La cosa più assurda è che abbiamo scoperto che i due non sono poi così lontani l’uno dall’altro: stessa età, stesso mestiere e non solo. Diciamo che Baddou è un  Bordone ripulito e Bordone è un Baddou meno bobo e più punkabbestia, uno esotico e l’altro nordico, ma entrambi colti e multimediali.
Che vinca il migliore… ma anche no!

Il compare de la fille de poche: Ali Baddou

5 apr

Se è da mesi che la mia collega vuole eleggere i suoi compari, io posso dire di essere stata spesso incompresa… Una volta no perché è troppo vecchio, come se uno come Lambert Wilson si possa definire vecchio, uno come lui che è come se vivesse nella quinta stagione di Lost. Un’altra volta no perché è troppo giovane e allora mi chiedo c’è forse un’età standard? E poi perché non possono essere tutti francesi? Comunque, bando alle ciance ed ecco a voi il mio compare. Ali Baddou è un giornalista francese di origine marocchina e lo so utente medio del web il suo nome fa ridere, ma resta comunque la testa pensante del panorama audiovisuale francese. E non sono io a definirlo così, nato nel 1974 nella Parigi bobo è figlio di diplomatici marocchini trasferiti nella terra del camembert, qui ha trovato l’America. Già perché questo professore di filosofia presso la facoltà di Scienze Politiche è l’ex fidanzato di Mazarine Pingeot, niente poco di meno che la figlia di François Mitterand. I maligni credono che lui oggi sia qualcuno solo per aver condiviso dei bei momenti con la figlia (sconosciuta) di Mitterand. La fille non crede che sia così, come Nino de La leva calcistica del ’68 Ali si farà anche se ha le spalle strette. Ha iniziato insegnando nei licei, ora io dico quando mai in Italia ci sono questi insegnanti, con uno così sarei andata volontaria sulla Critica della Ragion Pura di Kant e non me la sarei mai giocata (calabrian for marinare la scuola).  Archiviato l’insegnamento – anche se lui ama  ancora definirsi insegnante – nel 2005 inizia a fare tv e con quel faccino lì c’è da chiedersi perché non lo abbiano notato prima. Ecco che di lì a poco inizia a condurre Les Matins de France Culture per essere sempre bello e pimpante dalle 7 alle 9 del mattino il nostro eroe si sveglia alle 4 del mattino, come dire… come essere sexy anche se si va a letto dopo Carosello.  Non finisce qui, eccolo che si prepara per parlare di libri nello splendido contenitore informativo francese Le Grand Journal un programma meraviglioso che in Italia ce lo sogniamo, in cui condivide l’attenzione del pubblico femminile con il nostro amato Yann Barthès. Programma in cui commenta il libro del giorno  e in cui è vittima degli scherzi da camerata di Yann & co. Come quando in un video Yannino sostiene che è superdotato o come quando il suo collega di merende Mouloud sostiene che un perizoma viola è di Ali. Povero piccolo Ali  vittima di ogni tipo di sopruso. Al Grand Journal partecipa anche alla sigla una sorta di “coming up” versione francese (tout de suite)  in cui tutto il cast fa di tutto per rendersi ridicolo, tutti eccetto lui che con il suo sorriso accieca più del pannello bianco dietro… Ah, che bell’uomo! Dice che la sua maggiore paura sia di essere considerato un codardo, ma lo preferisco quando si gode un chupa-chups durante una riunione di redazione. Come dire Philippe Daverio incontra Luca Argentero che incontra Chuck. Non è solo questo, ormai non c’è media che lo nasconda se arrivi su feisbuc sei arrivato e bene Ali lì ha un po’ di gruppi a lui dedicati, alcuni contro di lui e non si capisce davvero il perché. Fra questi spicca il meraviglioso Ali Baddou è definitivamente sexy o Ali Baddou è l’uomo smart del XXI secolo. Lui che alla domanda chi sono i tuoi eroi cita nell’ordine: Batman, Spiderman e Superman. Lui che ama leggere J.D. Salinger e ascolta Schubert e i Coldplay, che beve Coca Cola light… ma io dico quanto è figo quest’uomo??? Ecco a voi qualche immagine senza dimenticare che la foto più bella è stata prestata al post della guerra dei compari.

Ali in versione lupo grigio

Ali in versione lupo grigio

Ali guarda il mondo da un oblò, ma senza annoiarsi

Ali guarda il mondo da un oblò, ma senza annoiarsi

Eccolo a commentare un libro al Grand Journal versione barbetta incolta

Perché è il compare della settimana? Perché dove lo trovate uno così!? Una sorta di Clark Kent 2.0, la mattina si occupa di cultura per una radio nazionale, il pomeriggio insegna filosofia e in preserale parla di libri alla tv, dove lo trovate un concentrato di cultura così sexy? Un po’ come se Umberto Eco incontrasse Fabrizio Corona depurato dalla sua aria di bullo.

Come dire… Vota Ali! Vota Ali! Vota Ali! Vota Ali! Vooooota Ali!

Culturalmente vosta,
Maria Rachida

Il compare bradipino: Matteo Bordone

5 apr

matteobordoneSono mesi che bradipina non fa che elogiare Matteo Bordone e finalmente s’è decisa: lo comparizza. Lo può fare in virtù di un particolare accordo con la socia di vaccate che invece preferisce eleggere l’ennesimo compare fracese.
Ma veniamo al protagonista del nostro post, definito compare bradipino non perché sia lento in qualcosa, ma, lo avrete capito, perché scelto da bradipina e perché della commare ha gli stessi colori. Non so se lui viene preso in giro quanto me per il colorito molto, troppo chiaro, comunque gli sta divinamente (sicuramente meglio che a Rostagno, suo collega al Processo a X Factor).
Di motivi per amare Bordone ce ne sono a bizzeffe. Prima di tutto il suo blog, nel 90 per cento dei post semplicemente geniale. Poi perché è difficile trovare un altro che ci tenga così tanto alla lingua italiana da scrivere “‘stavolta” con l’apostrofo iniziale (perché giustamente è un’aferesi), azzeccare tutti gli accenti gravi e acuti, fare riflessioni sull’adeguatezza di un lemma piuttosto che di un altro in una frase e via dicendo.
Quest’omino è fico perché è multimediale (radio, tv, carta stampata, internet), ha la battuta sempre pronta, sembra un impiegato del catasto ma è esattamente l’opposto. Beh, lo ammetto, non so chi sia esattamente agli antipodi degli impiegati del catasto, è giusto per dire che non è il tipo che sta chiuso in ufficio a fare sempre le stesse cose…
Bradipina (perdonate se torno alla terza persona) lo adora nonostante il suo amore dichiarato per il porno, una vita forse non propriamente pudica (ma parlo per sentito dire, son commare… però sembra che passi con disinvoltura da un letto a un altro e sia feticista di non so cosa), nonostante non sia il ragazzo da presentare a mamma e papà (né credo che lui accetterebbe di farsi presentare ai genitori), nonostante possa sembrare un po’ scapestrato e inaffidabile.
La cosa che fa inflippare la commare pallida è il suo sembrare un po’ professorino, e da che mondo è mondo bradipina ama i professorini, tanto da aver avuto una sbandata addirittura per Capezzone (udite udite proprio insieme con la fille de poche, ma poi per fortuna siamo rinsavite).
Lo sappiamo che se Bordone passasse da questo blog ne resterebbe inorridito:  lui così intellettuale, così colto, non potrebbe sopportare tanto trash tutto insieme (forse), ma per fortuna le commari sono tali solo qui e nella vita fanno il suo stesso mestiere, anche se per adesso ancora Rolling Stone e Radio2 se le possono solo sognare.
Tuttavia, dietro quell’aria a volte anche un po’ snob, si nasconde un tipetto tutto pepe, basta ascoltarlo a Condor per scoprire anche il suo lato folle. Ed è poprio questo mix da “sono pazzo ma ho letto Proust, Nietzsche e un milione di altri autori” che lo rende irresistibile. Il suo essere stato un commesso da Blockbuster e un deejay, un opinionista radical chic e un pm al fianco di Selvaggia Lucarelli. Bordone è  il classico tipo che ti affascina perché sa tutto, conosce tutti, sa alternare linguaggio forbito e parolacce da blogger della peggior specie, riesce a parlare con la stessa enfasi degli AC/DC e del pensiero politico contemporaneo, dei manga e del cinema d’autore, di libri e di videogiochi.
Insomma, Bordone è il compare perfetto (almeno per chi è perennemente indecisa tra il bravo ragazzo e il bad boy), l’importante è che non scada mai nella saccenteria come molti professorini, che poi diventano pesanti.
Se siete d’accordo con me votatelo nella guerra dei compari, intanto godetevi questa interview.

P.S. Dimenticavo altri punti a suo favore: le t-shirt e le felpe, la passione per l’Estremo Oriente, i gatti.

Zarathustramente vostra,
Maria Bordeaux

Il compare della settimana: Kevin McKidd aka Dr. Owen Hunt

9 mar

Da un po’ le commari sono affette dalla sindrome di Pippi Calzelunghe, amano i capelli rossi e allo stesso tempo si professano amanti delle lentiggini. Così hanno scelto Malik Zidi e dopo un francese eccovi servite con un altro pel di carota, questa volta scozzese, già perché chi di Malpelo ferisce, di Malpelo perisce. Eccovi dunque Kevin McKidd. Direte e mo’ chi è questo? Chi ama Danny Boyle l’ha già visto quasi quindici anni fa nei panni di Tommy e chi di voi ha letto Trainspotting conosce la triste storia di Tommy e la sua caduta nel vortice della droga… Bene e poi? Non temete per rilanciare  la sua carriera il McKidd si barcamena nel mondo delle serie tv, interpretando prima un antico romano, poi un uomo venuto dal futuro e per non farsi mancare niente eccolo nei panni di un reduce dell’Iraq. McKidd, di cui ancora non ci è ancora chiaro il colore dei capelli, lo amiamo proprio per questo suo ultimo ruolo (anche se l’altra commare lo ama nel ruolo di uomo del futuro), un medico d’urgenza che appena tornato dal fronte per trovare un po’ di pace, si trasferisce nell’ospedale più ormonale della tv e dopo neanche una settimana, eccolo che vuole tornare nella terra che fu di Saddam. Un po’ tomo tomo cacchio fa innamorare di sé Cristina Yang. Premessa tutti i fan di Grey’s Anatomy sperano, da quando il bellissimo Isaiah Washington ha lasciato (giustamente) la serie, che la mitica Yang abbia un fidanzato con gli attributi… E con grande orgoglio e con il Mclinguaggio possiamo dire che McHunk (il Dr. Figo), ultimo dopo McDreamy (Stranamore) e McSteamy (Dr. Bollore), viene eletto McBest.
La cosa che amiamo di più del loro amore è che lo reputiamo vittoriano, vittoriano nel senso positivo del termine, un po’ nato in sordina, un po’ perché mette in primo piano i veri sentimenti e soprattutto li adoriamo perché la Yang non ci sfracella la devozione come fa 24 ore su 24 Meredith Grey.

McHunk

Kevin McKidd è Owen Hunt "McHunk"

Ed ecco il video incriminato:

Perché il compare della settimana? Avevamo già espresso il nostro apprezzamento per i dottori in quanto tale e la nostra rinnovata passione per i Malpelo ci fa amare Kevin McKidd e il Dr. Hunt con lo stesso trasporto. La storia d’amore con Cristina ha fatto il resto, lei moderna Elizabeth, lui Darcy in camice: tutto a ritmo di baci, ventole, pezzi di ghiaccio conficcati, maiali da squartare, mani che si sfiorano e nuche scoperte… Come direbbe Dean Martin… That’s amore, altro che McDreamy e Meredith Grey.

Chirurgicamente vostra,
Maria Shonda

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