Jacopo Volpi manchi al volley quanto il volley manca a te

1 Ago

Ve l’abbiamo già scritto, il nostro non è un problema legato alla gerontofilia giornalistica, ma siamo semplicemente e schifosamente amanti del passato.
Nel passato che amavamo, non esisteva Sky e le Olimpiadi in toto si vedevano solo sulla Rai: niente strafalcioni, niente insulti, il vero servizio pubblico regalava vere emozioni.
Ecco perché rivorremmo tanto il caro Jacopo Volpi a commentare le partite di volley.
Una delle due Commari l’ha visto l’altro giorno a Buonanotte Londra e ha notato che, in barba a medaglie, ospiti in studio e chi ne ha più ne metta, il caro Volpi si è intrattenuto ben oltre i tempi televisivi per parlare del suo primo amore: la pallavolo. In studio c’era il suo sostituto, Alessandro Antinelli, e la mitica Consuelo Mangifesta e non serviva essere chissà chi per capire che Jacopo Volpi, in qualche modo, invidiava il suo giovane collega.

Non ce ne voglia Alessandro Antinelli, che anzi ci sta abbastanza simpatico, ma per noi Jacopo Volpi è LA voce della pallavolo: grazie a lui (e all’immenso Mimmo Fusco) ci siamo appassionate a questo sport, grazie a lui abbiamo visto partite entrate nella storia, nel bene e nel male, delle Olimpiadi azzurre, il 3-2 ad Atlanta vi dice qualcosa?

Insomma, ci sembra evidente che non siamo le uniche nostalgiche. Jacopo Volpi sta rosicando (e noi con lui), perché gli piacerebbe tornare dietro il microfono, a bordo campo, lì dove rischi di prenderti le pallonate, lì dove puoi parlare con Gigi Mastrangelo tra un servizio e una pipe, lì dove puoi sentire Cristian Savani che fa rimbalzare la palla fortissimamente prima di servire (e ti chiedi se è incazzato o è proprio così).

Lo capiamo dal fatto che il povero Jacopo fa finta di fare domande a Simona Rolandi, a Consuelo Mangifesta, ad Alessandro Antinelli, ma poi noti che lui ne sa molto di più e che quando chiarisce il concetto espresso dagli altri o fa un riassunto, lui è il più informato di tutti.

Dai Jacopuzzo, tu che sei colui che ha inventato l’espressione “generazione di fenomeni”, torna almeno per una partita, magari una finale…

Con affetto e simpatia,

Maria Gigia e Maria Cristiana

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