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Paola e Chiara, in memoriam

3 Giu

Dite addio ai top di pelle e a playback fuori sincrono, le sorelle Iezzi, alias Paola e Chiara, lasciano la musica: “Non siamo capite“, hanno tuonato così su Feisbuk. Paola e Chiara non ballano più, non sperano più nell’amore, non ammiccano più e non si strusciano più in canzoni e video dedicati ad arte amatorie con la K, non si vestiranno più allo stesso modo e non canteranno più all’unisono (ok questo non lo fanno da tempo). Alle due milanesi resta solo la speranza nell’amore, ricordiamo la loro quasi ventennale carriera in cinque pezzi meravigliosi (meravigliosamente trash). Sorelle Iezzi ci mancherete, voi eravate le vere Commari della musica!

paola e chiara

Le sorelle Iezzi, quando erano comprese

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Quando muore un’era… addio a John Hughes

9 Ago

Appendete al chiodo le vostre leggins, lasciate a casa i vostri bomber e tagliate le punte dei vostri mullet: gli anni ’80 non esistono più, la migliore decade del pianeta così piena e così vuota si è spenta ieri notte all’età di 59 anni. Ci ha lasciate John Hughes, l’uomo che ha meglio di chiunque altro descritto la decade più amata: gli anni ’80. Lui che come una sorta di J.D. Salinger di era reaganiana dopo aver ricevuto fama e celebrità si era rintanato in una casa di campagna, lui che dopo aver consegnato la miglior generazione di attori dell’epoca ha deciso di smettere… Lui che con i suoi film ha fatto sognare anche noi, lui che ha dato un senso ai nostri pomeriggi di agosto, lui che ci ha fatto innamorare di Jake Ryan, Ferris Bueller, Duckie, Blane, Keith, Andrew Clark, John Bender,  … Lui che ci ha fatto identificare in Samantha Baker, Andie Walsh, Watts, Claire o Allison Reynolds. Questo regista nel bene o nel male ha segnato la nostra generazione, ci ha fatto sognare, ci ha fatto capire che gente come Jake Ryan esiste solo nelle pellicole, che uno come Blaine non lo si trova per strada e che essere oggetto di ossessione di tre ragazzi perfettamente perfetti è una cosa che esiste solo nei film. Sì, va bene… ma che film! Ecco alcuni tributi o se preferite un modo per rinfrescarvi la memoria una top list speciale.
Al 5° posto il film che ci ha fatto innamorare di Matthew Broderifck, molto prima che il cavallo di Sarah Jessica Parker lo facesse suo, una scena mitica tratta da Ferris Bueller’s Day Off o se preferite Una perfetta giornata di vacanza

A pari merito, dallo stesso film la sindrome di Stendhal di Cameron di fronte a un quadro di Seurat


Al 4° posto il bacio fra Watts e Keith, il suo migliore amico, da Somekind of Wonderful o se preferite Meraviglioso Batticuore


Al 3° posto un classico, tratto da un film scritto da Hughes, Pretty in Pink o se preferite Bella in rosa. Primo video, tutta la rabbia di Andie contro Blaine reo di aver rifiutato le sue chiamate (con Elegia dei New Order come sottofondo) malconsigliato dall’idiota di Steff


Seconda scena, la seconda parte della stessa scena (con un audio migliore) la vendetta del geniale Duckie ai danni del ricco pallone gonfiato


Al 2° posto non una scena, ma LA scena gli ultimi minuti di Sixteen Candles o se preferite Un compleanno da ricordare

Al 1° posto gli ultimi minuti del film forse più famoso e significativo di John Hughes, The Breakfast Club la pellicola che meglio incarna la splendida decade che la sua scomparsa ha ucciso e quei suoi personaggi, quei ragazzi un po’ fuori dal coro, un po’ particolari, in un certo senso il compito che i cinque consegnano a Vernon è una sorta di testamento, come la citazione di David Bowie che apre il film

Dear Mr. Vernon,
we accept the fact that we had to sacrifice a whole saturday in detention for whatever it is we did wrong, but we think you’re crazy for making us write an essay telling you who we think we are.
You see us as you want to see us, in the simplest terms, in the most convenient definitions. But what we found out, is that each one of us is a brain,
and an athlete,
and a basketcase,
a princess,
and a criminal.Does that answer your question?

Sincerely yours,

The Breakfast Club

E se non vi fosse bastato… Ecco un altro video sulle opere d’arte del mitico John Hughes

Sinceramente vostra,

Maria Molly o se preferite Maria Allyson o Maria Andie

Clizia, ma lo hai sposato Simon Le Bon?!

21 Mag
Clizia appena sveglia... l'ha truccata la fatina del sonno?!

Clizia appena sveglia... l'ha truccata la fatina del sonno?!

Mentre i francesi avevano Sophie Marceau e Il tempo delle mele, gli americani si sollazzavano con Molly Ringwald e tutta l’allegra brigata del brat pack, noi avevamo Clizia Gurrado e Sposerò Simon Le Bon.
Anche se le commari in quegli anni erano ancora in fasce, si sono poi sorbite i film adolescenziali degli anni ’80 negli afosi e inutili pomeriggi estivi dell’ultimo decennio del ‘900, quelli in cui non sapevi che fare e allora “Ma sì, vediamo che c’è su Italia1”. Se ti andava male beccavi qualche film di Jerry Calà, se eri fortunata sognavi con Molly e i suoi amici, oppure, almeno una volta sarà capitato a tutti, ti fermavi a guardare questa pellicola italiana dell’86, criticata da molti ma divenuta ormai un cult per chi è stato adolescente negli anni ’80-’90.
Parliamo appunto di Sposerò Simon Le Bon, un film che offre molti spunti. Il senso principale del racconto era: “Quanto sono belle le mie Timberland!” Sì, proprio così, perché ogni paninaro che si rispetti (ecco l’altro tema-chiave) portava quelle scarpe lì, con il Moncler e la t-shirt Naj Oleari. I paninari non sono assolutamente da sottovalutare, altrimenti i Pet Shop Boys non avrebbero dedicato loro una canzone. Un movimento che ha reso famosi (?!) i ragazzi milanesi nel mondo!!! Il film è tratto da un libro di un’adolescente, tale Clizia Gurrado, che dà il nome alla protagonista interpretata da Barbara Blanc ed è esilarante la scena del risveglio di lei, che sogna il suo idolo sull’altare  (senza mai riuscire a sposarlo)  e quando suona la sveglia è già truccata come se stesse per andare a fare un servizio fotografico, con tanto di lucidalabbra, ombretto, rimmel e tutti i crismi. Una recitazione da dilettante, come il resto del cast, costituito in buona parte da figli di papà: Luca Lionello (figlio di Oreste), Gianmarco Tognazzi (figlio di Ugo), e poi lei, l’amata/odiata Giuppy Izzo che ancora si faceva chiamare Federica (ma come si passa da Federica a Giuppy? Qualcuno ce lo spieghi, noi pensavamo si chiamasse Giuseppa). Una commare suggerisce che sarebbe stato meglio se la carriera di Giuppy fosse finita lì (ok le piaceva quando doppiava Gilmore Girls,  ma le ha rovinato Grey’s Anatomy) l’altra, sebbene si sforzi di sopportarla quando doppia Meredith o la pubblicità della Tim, un po’ le è affezionata in quanto voce di Bridget Jones. La convinzione delle commari è che in questo film ci sia in nuce il “moccismo”… Sì perché Federico Moccia in quegli anni era poco più che ventenne e cominciava a pensare a Tre metri sopra il cielo, e poi, da dove altro può aver preso i ridicoli nomi per i suoi personaggi? Infatti Lionello si chiamava Alex come Raoul Bova in Scusa ecc ecc, il nome del personaggio di Tognazzi invece era Cody (Cody?!?!?!?), che comunque fa cagare meno di Step (Step?!?!?!?!?!?!?!). A un Moccia o ancora peggio a una Melissa P noi continuiamo a preferire la cara Clizia, che non si sa bene cosa faccia oggi, qualcuno dice che scrive ricette per gatti (e questo fa di lei il nostro idolo…). A questo punto lanceremmo anche un appello: se qualcuno sa cosa fa la signora Gurrado, ce lo dica, siamo curiose, vogliamo almeno sapere, alla fine, chi diavolo ha sposato!!!

Per i nostalgici, qualche scena del film

Fanaticamente vostre,
Maria Clizia e Maria Giuppy

Consigli per gli acquisti – Speciale Natale

20 Nov

Non c’è dubbio: è Natale! Non conta il calendario, non esistono obiezioni del tipo “Ma siamo ancora a novembre”. No, è Natale e basta, lo dice la tv e se lo dice la tv è così. E cosa rappresenta il Natale? Che nessuno mi venga a parlare di un certo Gesù bambino, chi lo conosce?!  Natale è la festa dei regali, degli addobbi, degli alberi e di Babbo Natale, il vecchio ciccione barbuto inventato dalla Coca-Cola.
La tv ha deciso che Natale comincia a novembre, perciò ecco che ci rifilano già tutti gli spot natalizi. General trade è la prima, poi ci sono i panettoni, i profumi, le offerte di Sky eccetera eccetera.
Ma l’unico vero spot natalizio è quello che vi ricicciamo qui sotto. Vorrei cantare insieme a voi, in magica armonia, auguri Coca Cola e poi, un coro in compagnia. Canta insieme a noi, auguri Coca-Cola e poi un coro in armonia, cantate tutti insieme a noi ta ta ta ta ta ta… Chi non ricorda questa canzoncina? E il coro di pseudo hippy con la candela in mano sistemati a forma di abete? Loro cantavano chiaramente in inglese ma la mitica canzone era in italiano. Un pezzo d’antiquariato di inestimabile valore e noi ve lo riproponiamo con immensa nostalgia nella nostra rubrica consigli per gli acquisti.

Maria Natalia

CommaTunes – Total Eclipse Of The Heart

5 Nov

Con questo post nasce una nuova rubrica del nostro blog, sorella di CommaTube. Sì perché non solo vi proporremo quelli che secondo noi sono i brani, appunto tune, che dovete assolutamente aggiungere alla vostra mixtape, Ipod o ciò che volete e che entreranno – se non lo sono già – nel vostro cuoricino. Iniziamo, con una canzone principe della nostra decade preferita, gli 80’s. Parliamo della voce roca  e spaventosa della gallese Bonnie – coniglio – Tyler, non vi proponiamo però il successo di footloosiana memoria I need a hero seppur meraviglioso, ma vi facciamo risentire (è impossibile che non abbiate mai ascoltato questa canzone e che non abbiate visto questo video assolutamente nonsense) Total Eclipse Of The Heart. Questa canzone, scritta da Steinman si rifà a Cime Tempestose, il capolavoro di Emily Brontë. Forse le tetre atmosfere del video vogliono essere un omaggio alla sfortunata famiglia Brontë. La canzone è talmente meravigliosa, che è stata fatta una (orrendamente kitsch) versione franco-inglese, assolutamente imperdibile la voce roca di Bonnie che dice Jetonron o ancora meglio quando urla Jetebesogndetoi o Oninventregldgiò (per la traslitterazione corretta in francese vi invitiamo a visitare questo link, quella scritta vorrebbe essere una versione tyleriana della lingua di Baudelaire) che rende la lingua francese l’antisesso. Una cover quasi migliore dell’originale. No, è impossibile.  Lasciandovi il link al testo (orifinale) della canzone, per farvelo ammirare in tutta la sua beltà in privato, vi lasciamo al video ASSURDO di questa canzone, ma altresì meraviglioso, prima di concentrarci anima e corpo alle elezioni americane. Con un quesito insolvibile che minchia esce dalla faccia dello schermitore quando si leva il casco? Ecco la splendida cofana 80’s di Bonnie Tyler,che come una commare scrisse nel suo status su feisbuk “amuses and scares”, diverte e spaventa.

bonnie-tyler-gal

Buon ascolto-visione, Maria Coniglia

Vogliamo un palinsesto anni ’80!

16 Ott
L'immagine simbolo di un'intera epoca. I due hanno divorziato, il bimbo si è suicidato

L'immagine simbolo di un'intera epoca

Non ci importa se per qualcuno sono stati gli anni di fango, perché eravamo piccole e non ce ne fregava niente della politica, per noi gli anni ’80 sono gli anni in cui tutto ha avuto inizio e non solo perché siamo nate noi, ma anche perché è nata la tv privata (e c’è stato il boom delle emittenti locali) e con essa la moda di attingere agli Usa e al Giappone per telefilm e cartoni, sono nati gli spot che ancora oggi tutti ricordano, i videoclip musicali, gli yuppies e giochi e oggetti memorabili. La nostra nuova causa filantropica nasce da una profonda nostalgia per gli anni della nostra infanzia e il nostro appello non è cazzeggiante come al solito, ma sincero e disperato. Vogliamo che almeno una rete tv (sul digitale o sul satellite) abbia un palinsesto interamente dedicato agli anni ’80 (magari con qualche tuffo negli anni ’90 con Il principe di Bel-Air e Bayside School).
Siamo una generazione di nostalgici e ne siamo orgogliosi perché erano gli anni migliori, quelli in cui i bambini non facevano i bulli e non riprendevano con il telefonino, usavano ancora i giochi di società e collezionavano le sorprese delle merendine e delle patatine. Tanti di noi come suoneria del cellulare hanno la sigla di Supercar o MacGyver e questo è il minimo. Chi non ha cercato di imitare il biondo Angus (interpretato da Richard Dean Anderson per cui ovviamente le commari avevano una cotta)? Chi non ha provato a costruire una mongolfiera con le lenzuola, a infilare una patata nel tubo di scappamento dell’auto di un antipatico per distruggerla, a tamponare le crepe di una vasca di acido con tavolette di cioccolato che diventano simili al mastice? A otto anni sapevamo cosa fosse lo zinco, ben prima di conoscere la sua valenza….
E poi Il mio amico Arnold, Tre cuori in affitto, Hazzard, A-Team dove li vogliamo mettere? E non possiamo mica dimenticare la robottina SuperVicky o I Jefferson e I Robinson, I ragazzi della III° C e i telefilm con Cristina D’Avena, Love boat e la Casa nella prateria, Visitors e Baby Sitter con il fidanzato virtuale di tutte noi, Scott Baio, Chucky di Happy Days che noi guardavamo tornate dall’asilo…
E i cartoni animati? Quanto fanno schifo quelli di oggi in confronto a Hello Spank e Memole, gli sportivi Mimì e Mila e Shiro, Holly e Benji o il golfista Lotti, gli eroi Yattaman e l’Uomo Tigre, i ladri Lupin e Occhi di Gatto, e poi Magica Emy (e quanto era bello Willy) e L’incantevole Creamy, Jem e le Holograms, per non parlare degli anime tipo Candy Candy e Georgie, che abbiamo capito solo da grandi. Sì perché quest’ultimo non era propriamente un genere per bimbi delle elementari e certe scene ti segnano… Arthur che scalda Georgie nel letto (nudo) ce lo ricordiamo tutti nonostante lo sforzo dell’allora Fininvest di tagliare le scene erotiche, che ce ne erano a bizzeffe, solo che non le capivamo ancora! E di certo non ce lo potevano spiegare Uan (che amavamo perché cercò di schiacciare i Puffi) o Five e compagnia. Perché non esiste più un Bim Bum Bam o un Ciao Ciao (i cui conduttori sono finiti nelle televendite di Gerry Scotti), perché i bambini di oggi si devono far rimbambire da Trebisonda e gli attoretti che parlano col birignao?!
E chi lo dice che la tv di Uomini e Donne, La Talpa e l’Isola dei famosi, Amici e Il grande fratello sia meno volgare di Drive In? Rivogliamo il pupazzo Tenerone e gridare con lui “pippo pippo pippo”. E che fine ha fatto il Cacao Meravigliao di Indietro tutta? E Popcorn di Cecchetto non era meglio di Scalo76? I compari ricorderanno con piacere Colpo Grosso, ma non dimentichiamo nemmeno Tra moglie e marito e Il gioco delle coppie o i primi Giochi senza frontiere e Il pranzo è servito. Perché la Carrà non torna a condurre Pronto Raffaella? E soprattutto, perché non fanno più (a un orario decente che non sia le due di notte) L’Almanacco del giorno dopo? Rimpiangiamo tutto, da Sbirulino al corvo Rockfeller, da Kiss me Licia alle comiche di Benny Hill.
Per non parlare della pubblicità di quando non c’erano sullo schermo scorreggie e danze erotiche, ma di quando tutti piangevamo per una bimba che portava a casa un gattino inzuppato. Quando eravamo persi fra le note di Pavane e il fascino di Lulù, l’uomo bidimensionale che cantava Ta-Ta-Ta-Tabù e ancora Chiripiripi Kodak, recuperato poi nel ruolo del “figlio” del diavolo in The Passion, per non parlare della ragazza Nuvenia che si buttava con il paracadute con il ciclo addosso, mica faceva le ruote al provino per vj. Per questo motivo abbiamo deciso di far nascere una nuova sezione: Consigli per gli acquisti, in cui inseriremo quello che per noi è lo spot della settimana, del mese di quello che vogliamo. Non solo spot, vogliamo quei film, quelli di John Hughes, in cui tutti i sogni si realizzano. Quelli in cui Molly Ringwald festeggiava il compleanno più bello della sua storia, quelli in cui era una ragazza left of center, ma poteva diventare bella in rosa. Quegli eroi che non si divertivano a fare stupidi doppi sensi, ma a ridare la musica a una città della Bible belt. Quelli che per rinconquistarti usavano le parole di Peter Gabriel, mica quelle delle Spice Girl (Lloyd Dobler, compare ad honorem e uomo perfetto). E poi come dimenticare la simpatia dei Goonies senza dimenticare che loro sono good enough. O il meraviglioso gruppo di misfits che sono i protagonisti della più nota ora di castigo della storia del cinema? Sto ovviamente parlando di opere d’arte del cinema come Un compleanno da ricordare, Bella in rosa, Footloose, Non per soldi… ma per amore (orribile traduzione di Say Anything), I Goonies e The Breakfast Club, film omaggiati in tutte le produzioni che sono arrivate dopo…Il Bender che tutti amiamo è un omaggio al Bender con la camicia di flanella che vediamo nel film di John Hughes. E non solo come dimenticare l’uomo migliore che abbia mai toccato il suolo mondiale: Lloyd Dobler?
Non solo cinema, quelle canzoni al sapor di harmonizer, le prime vere girl band, le prime vere boy band, la new wave e tutti quei gruppi che nati a Manchester (o meglio Madchester) avrebbero influenzato la musica mondiale… Nomi come The Smiths, Joy Division e ancora i Cure, gli U2, i R.E.M. qualsiasi ritmo, nota e canzone nata in questi anni – nel bene o nel male – hanno influenzato tutta la musica a venire. Per non parlare dei video, nati proprio in questi anni e ancora oggi indimenticabili.
Per queste ragioni e alte mille ancora noi rivogliamo una televisione con le losanghe, fucsia e con le leggins addosso…Ridateci una tv che in tutto e per tutto sia anni ’80! Ecco due video simbolo di quest’epoca e due video che vi faranno capire perché il palinsesto anni ’80 è un dovere prima di tutto morale!

Lo SPOT degli anni ’80

To know Lloyd Dobler is to love him

Maria Oscar e Maria Molly

Gli “Amici” di Carmen Sandiego

10 Ott

Con questo post inauguriamo una nuova sezione del blog, una sezione che vi farà piangere, vi farà commuovere, vi farà ricordare, la cosiddetta Naftalina o Il Baule in cui parleremo di cose del passato che stanno a cuore alle Commari. Amiamo il trash, anzi sguazziamo nel trash e per noi Amici ha sempre rappresentato il momento più alto della kitscheria televisiva. Ma c’è un ma in quello che era nato come il più grande ufficio di collocamento televisivo, quello che strizzava l’occhio e dava la mano a Leroy e alla signorina Grant, tanto che la primissima edizione si intitolava proprio Saranno Famosi… mica tanto! Riguardando il sito della primissima edizione – ancora oggi la più ricordata dalle due Commari – scorrendo i nomi dell’ipotetico post, la domanda che ci siamo poste in continuazione era su ogni concorrente era: “CHE FINE HA FATTO?” e da qui il collegamento a uno dei miti della nostra infanzia il passo è davvero breve. Ed ecco il nostro remake…

Della prima edizione ricordiamo solo Gigi Garretta, lo studente Lumsa Andrea Cardillo e la sua compagna di vita Valeria, Marianna la Heather Parisi di Taranto, con il padre in galera e poi la defunta categoria “presentatori televisivi” e il fratello meno famoso di Pino Insegno. Le Commari avevano un debole conclamato per Renato Sannio, con tanto di cv su internet e profilo in Feisbuk. Ma cosà avranno fatto dopo? Avranno sorpreso tutti quanti coi gioielli del Burundi? No. Garretta per esempio ha condotto The box, il giochino snervante che alle due di notte vedevamo solo noi due e qualche netturbino. Sannio invece ha intrapreso la carriera di sceneggiatore di sit-com come Camera Cafè e Quelli dell’Intervallo, e questo gli fa onore. Valeria è fuggita in Venezuela a lavorare per Marco Polo, Marianna non si sa, forse, come molti altri,  è ancora nel giro Costanzo-De Filippi, ma noi questi li ignoriamo…

La seconda edizione è ricordata soprattutto per un uomo dal nome assurdo GUGU, che va bene che le Commari amano Guga Kuerten, ma Gugu che nome è? E soprattutto per  Stefano Bindinelli, uno dei più belli ad aver mai toccato il suolo del palco di Cinecittà. E cosa fa ora il bel Stefano?  Ruba i laghi in Scandinavia e i cammelli del Sahara? No, purtroppo lui e il suo deretano non hanno avuto il successo che si meritavano ed ecco che il giovine sardo è costretto a lavorare in uno negozio del centro di Roma, vi prego diteci qual è, conosciamo commari che ucciderebbero per di sapere in quale boutique apre le porte o a chi dona il suo sorriso. Di questa annata si ricorda anche Paolo Stella, che a una delle commari piaceva tanto perché le ricordava un divino attore spagnolo che una maruja ha intravisto a Barcellona, speriamo invece che Luca Basto sia passato a miglior vita o almeno per contrappasso dantesco si ritrovi a fare il panettiere a casa sua. Ma attenzione, in questa edizione forse qualcuno ce l’ha fatta ed è uscito per 24 ore con Michelle Hunziker!

La terza edizione la ricordiamo per l’arrivo in gommone di numerosi concorrenti, se Kledi Kladiu vi sembra abbastanza non continuate a leggere. Mentre l’edizione precedente aveva ospitato Anbeta, che oltre a un’assurda somiglianza con Milena Vukotic è una fantastica ballerina, da quest’edizione gli albanesi si moltiplicano. Di Amici numero 3 ricordiamo solo Anna Dalton perché ci ha fatto scoprire un gruppo geniale su facebook e ha aiutato Bisio nella pubblicità delle pagine gialle, e Leon Cino… e sì è il suo vero nome.
E proprio con un gommone navighiamo verso le due edizioni dimenticate persino da due principessine del kitsch televisivo e passate agli annali solo per Piero Romitelli, il clone di Bimbo Sturby – che è andato anche a Sanremo  con Pietro Napolitano – e per un altro membro del gruppo del Gommone, forse il condottiero dello stesso Klejdi. Nella quarta c’era anche un certo Alberto Galetti, che era Daniele de “I liceali”, la fiction di Canale5.  La quinta non ricordiamo neanche quando è iniziata, ma la citiamo per via di un altro alfiere del canotto, Elian. Ed eccoci navigare alla sesta dove arriva il principe del canotto, il ginnasta Bambi. Quest’edizione però vogliamo dimenticarla: è il momento più basso della carriera di Yuri-Chechi-Chechi-Yuri e perché ha lanciato – ahimé – la professoressa Celentano. Ci piace ricordarla per lo spagnolo dal nome messianico. Già, Cristo, ve lo ricordate? Dov’è oggi? Magari scorribanda per il mondo da Pechino a Barcellona. Quello che è certo è che è stato dirottato da Amici a San Remo per poi tornare nella sua terra natìa, ma con i suoi 39 fratelli fa ancora furori. La cantante Karima Ammar non vinse per un pelo, ma Rudy Zerbi (che noi amiamo perché amico della Gialappa’s) le fece delle promesse. Sono state mantenute e magari Karima dal Mar Rosso in Groenlandia va cantando vecchi blues? No, apre i concerti di cantanti famosi nella sua città, Lucca.

Qualcuno ce l’ha fatta come tre che cantano nel musical di Cocciante, Antonino che ha fatto un paio di cd, la Fantauzzi che compare ogni tanto in tv o al cinema, la Ghio che ha perso sei taglie sta in prima serata su Raiuno il sabato sera, ma la sigla dell’anno scorso “Uno su mille ce la fa” era molto, molto, ma proprio molto azzeccata. E in generale il grande pubblico questi qui non se li fila. Ai concorrenti della settima edizione, quindi, ricordiamo che questo programma non gli darà la notorietà, visto che se l’è presa tutta la Celentano, che va in tv solo perché ha il cognome del molleggiato e non c’è scampo se decide di portarsi via la giungla

questo appare quando si vuole sapere cosa stanno facendo alcuni ex di Amici

FILE NOT FOUND: questo appare quando si vuole sapere cosa stanno facendo alcuni ex di Amici

Avvistamenti – Anche le Commari hanno avuto esperienze di incontri ravvicinati con i vecchi “Amici”. Per esempio, la fille de poche si è ritrovata Cricetino-Fumarola sullo stesso Eurostar da Firenze a Roma e Paolo Stella su un aereo per la Sardegna (sì, andava a Porto Cervo, ma s’è pentita e non lo farà più, l’unica cosa buona è stata la scoperta del pane carasau che lei chiama gurasau…). Lo stesso Stella è stato avvistato su un autobus notturno (il 45) da Bradi Pina, che ha incontrato anche Lidia Cocciolo in fila al supermercato sotto casa e Manola Moslehi sulla metropolitana (vestita e pettinata malissimo). In tutte le circostanze le Commari hanno fatto finta di nulla, al massimo hanno dato una gomitatina a chi le accompagnava e ci hanno messo pure qualche secondo per mettere a fuoco e capire chi erano quei volti conosciuti. E comunque non erano le sole a ignorare i poveri amichetti sfigatucci, anzi, tutta la gente intorno sembrava ancora più ignara di avere di fronte un figlioccio di Maria De Filippi. Infatti è solo grazie alla loro acuta teledipendenza che le Commari li hanno riconosciuti (e con un discreto sforzo per di più), ma per le persone normali, altro che “saranno famosi”, il titolo doveva essere “saranno dimenticati”… Ma Carmen lei no perché la sua mano è molto lesta, da Chicago a Timbictù, arriva a Nashville, da Tokyo, via Roma e Milano, Parigi, Argentina e poi tornerà. No, perché non ci si dimentica così facilmente della DONNA che ci ha insegnato il valore della geografia, lei che ha dato il titolo a questo post lo chiude in bellezza con l’inno della sezione più puzzolente che un blog abbia mai avuto:

Con affetto, Maria Filippa e Maria Costanza